GIORNO 2: Il Campanile di Val Montanaia

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Al Rifugio Pordenone (1.249 m) ci siamo addormentati prestissimo, complice il fresco ritrovato dopo la tortura della calura della pianura trevigiana. Ho un vago ricordo di canti e chitarre, insomma di gente allegra con la forza di tirare almeno le 22, ora in cui nei rifugi alpini si spengono le luci. Abbiamo scoperto che Yuma ha una improvvisa gravidanza isterica, ha le tettine gonfie di latte e mi dorme appiccicata tutta notte con un odore inconfondibile di latte acido. Bene, ci mancava l’esperienza del cane depresso, in mezzo alle Dolomiti Friulane, prima di un’escursione impegnativa. Eh, ma mica è finita qui, c’è un altro imprevisto: uno degli scarponi di Fabio si è scollato, complici i 50°C raggiunti dal bagagliaio e dobbiamo inventarci qualcosa l’indomani.Alle 6.30 siamo, quindi, incredibilmente svegli e riposati, riusciamo a far colazione prestissimo, a scaricare i pesi nella macchina giù al parcheggio e ad imboccare il sentiero CAI 353 alle 7.30 in modo da affrontare, totalmente all’ombra, i 900 metri in salita sul ghiaione di calcari bianchi che ci separa dal Campanile di Val Montanaia (2173 m).
Grazie all’aiuto dei gestori del Rifugio (gentilissimi), il Fabio, the cialtron,  trasforma lo scarpone in una scultura di Pop Art fatta di corda e scotch telato grigio. La Susi, l’apprensiva, è più apprensiva del solito. Quindi, ricapitoliamo l’equipaggio: il Fabio con uno scarpone scollato, Yuma isterica che si rifiuta di camminare e vuole solo scavare buche dove nascondersi, la Susi senza un buon allenamento fisico perchè a luglio il trio si è dato alla pazza gioia in canoa senza mai mettere piede in montagna. E’ così che affrontiamo un sentiero spaccagambe con pendenza del 20%, terrorizzati dal sole che ci insegue.

Eppure, alle 9.35, in sole due ore, quindi mezz’ora prima dei tempi previsti dal CAI, arriviamo alla base di quello che è il simbolo delle Dolomiti Friulane, il Campanile di Val Montanaia (GUARDA IL VIDEO).
Immaginate un catino dolomitico (Spalti di Toro), pieno di guglie e al centro un pisellone di roccia di 60 metri di base che si erge solitario per 280 metri di altezza. In cima c’è una campanella che tutti gli alpinisti suonano all’arrivo dopo aver lanciato un urlo liberatorio. A pochi metri c’è il Bivacco Perugini e, volendo camminare ancora 30′ o 60′ minuti, è possibile raggiungere una delle due forcelle che portano alle tappe successive del GIRO RIFUGI.
Siamo stanchi ma incantati da un luogo talmente bello da essere giustamente inserito dall’UNESCO nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Felici anche perché lo scarpone ha retto!
20180808_10025971312 Alle 11, con le gambe ancora indolenzite, iniziamo la interminabile e faticosa discesa sul ghiaione. Il sole è alto in cielo e trasforma il canalone in una graticola. Quando mancano ancora 200 metri di dislivello al Rifugio, Yuma si lascia andare, non ce la fa più e siamo costretti a passarcela in braccio l’un l’altra sino al terriccio morbido del bosco.
In queste condizioni disumane e discanine, incrociamo una quarantina di Scout che intraprendono la salita sotto il sole di mezzogiorno, in agosto. Sono senza zaini, senza borraccia, quindi senza acqua, alcuni in sandali, uno con la chitarra, sconvolti, sudati, paonazzi e con sguardo catatonico. Da lì a due ore dopo sarebbe scoppiato un violentissimo temporale e ci è rimasta per sempre la curiosità sulle loro sorti.
Il Rifugio pare un’oasi per i bellissimi lavatori esterni dove sciacquarsi e rinfrescarsi dal sudore e poi c’è la birra gelata e la pasta al pomodoro abbondante. I piedini di Yuma sono tutti rossi e doloranti ma interi, ed intero è incredibilmente anche lo scarpone del fabio.


RIEPILOGO DEL SENTIERO
Dislivello in salita: 900 m
Dislivello in discesa: 900 m
5,7 km
Tempo in movimento: 3 h

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I rifugisti ci consigliano di comprare gli scarponi nuovi a Claut (PD) dove arriviamo però troppo presto. Sono le 14.00 ed i negozi aprono alle 16.00. Che si fa? Si cerca una sistemazione per la notte. Qui in Friuli nessun albergatore è così folle da farsi spennare il 21% da Booking per cui si fa alla vecchia maniera, con l’elenco degli alberghi e le telefonate. Ci indicano l’ufficio dell’Albergo Diffuso ma anche questo é chiuso, chiamo il cellulare serigrafato sulla porta e una voce energica mi dice di richiamare dopo 10 minuti. Richiamo e mi forniscono l’indirizzo della struttura dove hanno trovato disponibilità. Arriviamo senza sapere cosa sia e quanto costa e, sorpresa, ci hanno riservato un appartamento grande e confortevole a solo 50 euro al giorno. Evvai…doccia, bucato, pisolino e poi negozio di articoli sportivi. Il Fabio, noto T-Rex dai braccini corti, inorridisce a sentire le cifre degli scarponi (150, 160, 200 euro ed oltre). Che si fa? Un’ora di strada per arrivare sino all’Outlet di Scarpe&Scarpe a Pordenone, dove il Fabio trova miracolosamente uno scarpone numero 44 a solo 22,00 euro!!! Viva l’Outlet che ci ha salvato la vacanza. Non abbiamo che da festeggiare sulla terrazza del Hotel Ristorante Celis, con vista sul lago di Barcis,  che fissiamo come la meta di domani. Ci sono 19°C e andiamo a letto felici.


DOVE DORMIRE

Rifugio Pordenone
Str. della Val Cimoliana, 33080 Cimolais PN
Tel. 0427 87300 / 335 5224961
@mail: rifugio.pordenone@yahoo.it
SITO WEB
Mezza pensione + colazione: Euro 53,00
Doccia Euro 3,00
Corrente Euro 2,00 per un’ora
Specialità: frico, goulasch, polpettine in umido con contorno di polenta, barbabietole e zucchine.

Albergo Diffuso Valcellina e Val Vajont
Via Roma, 43, 33080 Claut PN
Telefono: 0427 878445
E-mail: info@albergodiffusovalcellinavalvajont.it
SITO WEB


DOVE MANGIARE

Hotel Ristorante Celis
Via Dante Alighieri 3
33080 Barcis (PN)
Tel +39 0427.76376
e-mail: info@celis.it
SITO WEB


I CAPITOLI DELLA NOSTRA AVVENTURA FRIULI E DINTORNI 2018

 

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