I racconti di OggiEsco: La 500 blu

Ebbene sì. Sono stato un fortunato possessore della Fiat 500. Quella vera. E non come un estimatore d’auto d’epoca bensì come un normale utente quando le strade ne erano ancora “infestate”. Non fate conti!
Ricordo ancora adesso quando mio padre la portò a casa. Usata. Era la seconda macchina, quella di servizio per non tirare fuori l’ammiraglia, quella che dimostrava a tutti che potevamo permetterci due macchine. Era un cosino, poco più di uno scooter, ma ai tempi sembrava un’automobile. Piccola, ma pur sempre un’automobile. Utilitaria si diceva ai tempi, anche se non ho mai capito il senso di questo termine. Continua a leggere “I racconti di OggiEsco: La 500 blu”

Il Monte Canto tra storia, vigne ed oliveti

Al margine occidentale della provincia di Bergamo, in Lombardia, vi è un territorio dalla forma di triangolo rovesciato, delimitato ad est dal fiume Adda, ad ovest dal fiume Brembo e a nord da una dorsale lunga 7,5 km, larga 2 km ed alta 710 metri, ricca di facili sentieri percorribili da chiunque e in qualunque stagione. Il terriorio “triangolare” è la cosidetta Isola Bergamasca mentre la dorsale è il Monte Canto, meta della nostra escursione di oggi. Se camminate da poco o volete riprendere a camminare, se siete fuori forma e siete alla ricerca di un percorso modesto in termini di dislivello, estensione e tempo di percorrenza, continuate a leggere, perchè fa proprio al caso vostro. Tutti i sentieri del Monte Canto sono percorribili anche in MTB e i bikers sono quasi più numerosi degli escursionisti.
Quali emergenze incontrerete sul sentiero: la diroccata Cascina di San Bartolomeo, i ruderi del Borgo del Canto, la Chiesetta di Santa Barbara, l’Agriturismo Cavril e la splendida Abbazia di San’Egidio in Fontanella.
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I racconti di OggiEsco: Il Semaforo

Fermò la macchina con un brusco colpo di freni, appena dopo la riga bianca. Certamente aveva avuto l’impulso di passare l’incrocio con il giallo ma all’ultimo momento aveva cambiato idea. La guardai attraverso il finestrino della sua auto. Aveva le unghie lunghe, smaltate e indossava un vestito grigio di buon taglio. Cercai di immaginare il suo profumo. Le sue dita tamburellavano furiosamente sul volante, sembrava molto agitata e guardava con impazienza nella mia direzione.
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Rich Watching in canoa: istruzioni per l’uso

Che cos’è il Rich Watching?

Viaggiando in macchina sulle strade panoramiche che costeggiano le sponde dei grandi laghi del Nord Italia, Como e Maggiore in primis, si intuiscono “cose”. Le tracce sono: un cancello d’ingresso monumentale, le cime di alberi secolari, scorci di prati curatissimi, tetti di edifici dalle tegole scolorite sui quali spiccano pinnacoli decorativi, torrette Liberty. Le “cose” sono le ville signorili d’epoca in riva al lago. Ma la macchina corre, non ci si può fermare, e in ogni caso la vista è ostacolata da siepi, recinzioni o alberi. Insomma, zone off limits anche al solo sguardo.

Per anni ci è rimasto nel cassetto il sogno di vedere il lato nascosto di queste meraviglie appena intuibili dalla strada. Finché un giorno, mentre progettavamo un’escursione in canoa ci è venuta l’idea: andiamo a spiare con la canoa le ville dei ricchi che sono in riva al lago!

E Rich Watching fu.
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Il saluto in montagna

<<Matteo rispondi al signore che ti ha salutato>>
<<Buongiornooooo….>>

<<mamma, ma chi è? Un amico di papà? Non l’ho mai visto>>
<<no tesoro, è solo uno che passeggia in montagna la Domenica come facciamo noi>>
<<e allora perchè ci saluta se non ci conosce?>>
<<perchè in montagna ci si saluta tutti>>
Punto, fine del discorso, l’hanno detto la mamma e il papà. Salutarsi in montagna è una pratica che si tramanda dalla notte dei tempi, nessuno si pone domande a riguardo, lo si fa e basta, un po’ come quando, dopo uno starnuto, auguriamo <<Saluteeee!>>. Chi ha cominciato per primo non si sa, ma lo facciamo tutti, volentieri.
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I racconti di OggiEsco. Una mattinata di inizio agosto di Manu-In-Metro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un racconto di Manu-In-Metro, intollerante alla noia e MM writer (nel senso che scrive proprio in metropolitana, mentre va al lavoro), con ironia.


UNA MATTINA DI INIZIO AGOSTO

H.8.30 mi sveglio con un sonno tossico dopo una veglia di circa 3 ore. Il vandalo è rimasto insonne dalle 2 alle 5 passate. Bevo un’intera caffettiera, gli do un biberon, lo cambio, lancio i vestiti alla 8enne, indosso qualcosa a caso anch’io e ci scapicolliamo giù dalla montagna con il passeggino, per la lezione di tennis.  Continua a leggere “I racconti di OggiEsco. Una mattinata di inizio agosto di Manu-In-Metro”

I racconti di OggiEsco: Il terzo rintocco

Quel  mattino di novembre il sole era sorto subito, senza indugiare dietro brume di nebbia. Anche l’aria era stranamente tiepida per una giornata che iniziava così cristallina. L’autunno, a volte, sa essere generoso.
L’Uomo partì dal paese in fondo alla valle poco dopo l’alba, zaino in spalla, solo. Quel sole dai contorni netti all’orizzonte gli aveva imposto di muoversi, di andare incontro a quella splendida giornata salendo al monte.
Dopo tre ore di cammino a passo svelto e leggero, l’Uomo raggiunse la cima del monte: il punto più alto di tutto quanto si potesse vedere intorno; il punto in cui l’aria era così trasparente da non dare tracce di sé; il punto più vicino al cielo. Continua a leggere “I racconti di OggiEsco: Il terzo rintocco”

I racconti di OggiEsco: Il posacenere

Il viaggio in moto era andato bene: Milano-Passo Gavia (BS) 2 ore e mezzo. Pur non essendo un record mondiale stava comunque a dire che era andato tutto liscio.

Mi ero iscritto al trek del ghiacciaio dei Forni ma non avevo voglia di sorbirmi l’avvicinamento del primo giorno, per cui avevo deciso di raggiungere il gruppo nel tardo pomeriggio di sabato direttamente al rifugio.

Il gruppo non era ancora arrivato per cui, dopo aver ricoverato la moto nel piccolo garage-retrobottega-ripostiglio del rifugio mi sono sdraiato su una panca all’esterno a godermi gli ultimi raggi del giorno.

Oltre ai raggi, mi sarei volentieri goduto anche un bel sonnellino se un povero bimbo di nome Matteo non fosse stato continuamente vezzeggiato in tutte le tonalità immaginabili da uno sterminato gruppo di parenti che sostava vicino a me. Matteo qui, Matteo lì, come fa il cane, come fa il gatto, come fa la giraffa, din din, din don, clap clap, iiiiiiiiiih, corri, non correre. Alla fine, e finalmente, se ne andarono ma nel frattempo il sole era calato oltre la linea dei monti lasciando il posto alla luce indiretta della sera. Cominciava anche a fare freddo.

Andai a guardare il sentiero.

Eccoli. Lontano. Nella valle.
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Il Broccolo in Montagna

Il precedente articolo è una lunga introduzione per trovare risposte al quesito dei questiti: ma in montagna si broccola?

Ogni occasione di incontro è, certo, un’occasione, ma personalmente non mi è mai capitato di approfondire conoscenze al supermercato come nei film o, pur vedendo grosso modo sempre le stesse persone, in palestra. Ho scoperto presto che la mia ars seduttiva, oltre a essere modesta, fa anche fatica ad estrinsecarsi in ambienti men che favorevoli. Così, sin da quando ero ragazzotto, ho abbandonato i supermercati e ho cominciato a frequentare i trek di gruppo. E a ragion veduta!
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Triangolo Lariano: il Monte Palanzone

C’è ancora qualcuno che non è salito sul Monte Palanzone? Noi, sino a Sabato scorso, giuro. Nella testa di ciascun escursionista, un bel giorno, si fa largo l’idea che fare un trekking facile, magari sotto casa, senza una vera cima rocciosa da raggiungere o senza la sfida dei mille metri di dislivello, sia da sfigato. Abbiamo tutti un portfolio di gite tappabuchi, quelle che ci teniamo buone per il dopo influenza o per il periodo di recupero dopo una distorsione. E senza mezzi termini, la salita al Palanzone è una di queste. Viene considerata insindacabilmente una gita da pensionati, tuttavia, a causa della nefasta congiuntura economica che ha trasformato il pensionato in una sorta di figura mitologica, decine di escursioni sfigate sono state riabilitate, semplicemente perché i pensionati non esistono più. Battutacce  a parte, vogliamo spiegarvi il motivo del perché anche un escursionista giovane, sano e forte, dovrebbe salire almeno una volta sul Monte Palanzone: il panorama.
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