GIORNO 4: La grotta Landre Scur e le orme di dinosauro

Siamo ai piedi del Parco delle Dolomiti Friulane, un luogo di tale bellezza da essere iscritto dal 2009 nella “Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità” dell’UNESCO. Per l’esattezza siamo a Claut (PD), dove abbiamo trovato disponibilità presso una delle sistemazioni dell’Albergo Diffuso del paese. Qui non troverete nulla con Booking o Airb&b perchè le case per le vacanze fanno quasi tutte parte del circuito degli Alberghi Diffusi. Il meteo è brutto, la nuvolosità è diffusa e le piogge sono da mettere in conto. Fortunatamente ci siamo tenuti di scorta quella che reputavamo la gita tappabuchi in modo da tenerci occupati per la mattinata: la grotta Landre Scur. In friulano landre vuol dire caverna, grotta, anfratto e scur, ovviamente, vuol dire scura, buia.
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GIORNO 3: La Riserva Naturale Forra del Torrente Cellina: Trenino Turistico, Ponte Tibetano e SkyWalk

La Forra del Torrente Cellina è una delle più belle e spettacolari Riserve Naturali del Friuli Venezia Giulia. E’ costeggiata da una strada asfaltata, conosciuta come la Vecchia Strada della Valcellina, oggi dismessa per la sua pericolosità, ma un tempo unica forma di collegamento tra la valle (Barcis) e la pianura (Montereale Valcellina). Le acque cristalline del torrente Cellina, con sfumature che vanno dall’acquamarina al verde smeraldo, hanno scavato nelle rocce calcaree del Cretacico un canyon profondo, il maggiore della regione e tra i più spettacolari in Italia. Oggi la Vecchia Strada della Valcellina è percorribile solo a piedi o con l’ausilio del Trenino Valcellina, servizio istituito nel 2016 e che conta più di 13.000 fruitori ogni anno, soprattutto famiglie con bambini. Da non perdere, sul percorso, il Ponte Tibetano sospeso sulla forra (Euro 3,00 comprensivo di attrezzatura di sicurezza) e lo SkyWalk del Dint, passerella in acciaio sospesa nel vuoto al di sopra della forra (visita gratuita).
E’, quindi, facile intuire come questa sia una delle mete turistiche friulane più conosciute ed apprezzate da visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Naturalmente noi ci siamo andati. Ecco come è andata.

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GIORNO 2: Il Campanile di Val Montanaia

Al Rifugio Pordenone (1.249 m) ci siamo addormentati prestissimo, complice il fresco ritrovato dopo la tortura della calura della pianura trevigiana. Ho un vago ricordo di canti e chitarre, insomma di gente allegra con la forza di tirare almeno le 22, ora in cui nei rifugi alpini si spengono le luci. Abbiamo scoperto che Yuma ha una improvvisa gravidanza isterica, ha le tettine gonfie di latte e mi dorme appiccicata tutta notte con un odore inconfondibile di latte acido. Bene, ci mancava l’esperienza del cane depresso, in mezzo alle Dolomiti Friulane, prima di un’escursione impegnativa. Eh, ma mica è finita qui, c’è un altro imprevisto: uno degli scarponi di Fabio si è scollato, complici i 50°C raggiunti dal bagagliaio e dobbiamo inventarci qualcosa l’indomani. Continua a leggere “GIORNO 2: Il Campanile di Val Montanaia”

GIORNO 1: la Diga del Vajont e il Rifugio Pordenone

Prima tappa: la Diga del Vajont

A Treviso abbiamo trascorso una notte infernale per il caldo, causa condizionatore scarico. Partiamo di buona lena con la recondida speranza di trovare un po’ di refrigerio salendo il più possibile in quota. Superiamo la zona dell’Alpago e risaliamo la valle del Piave fino alle porte del Cadore. Siamo ancora in Veneto, in provincia di Belluno.  La prima meta della nostra vacanza è Longarone, paese ai piedi della Diga del Vajont, nota per l’omonima tragedia che colpì proprio il paese di Longarone la notte del 9 ottobre 1963 alle 22.45.
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