Racconti


La 500

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Ebbene sì. Sono stato un fortunato possessore della Fiat 500. Quella vera. E non come un estimatore d’auto d’epoca bensì come un normale utente quando le strade ne erano ancora “infestate”. Non fate conti!
Ricordo ancora adesso quando mio padre la portò a casa. Usata. Era la seconda macchina, quella di servizio per non tirare fuori l’ammiraglia, quella che dimostrava a tutti che potevamo permetterci due macchine. Era un cosino, poco più di uno scooter, ma ai tempi sembrava un’automobile. Piccola, ma pur sempre un’automobile. Utilitaria si diceva ai tempi, anche se non ho mai capito il senso di questo termine. CONTINUA A LEGGERE

Il Fabio, © 2019


Il semaforo
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Fermò la macchina con un brusco colpo di freni, appena dopo la riga bianca. Certamente aveva avuto l’impulso di passare l’incrocio con il giallo ma all’ultimo momento aveva cambiato idea. La guardai attraverso il finestrino della sua auto. Aveva le unghie lunghe, smaltate e indossava un vestito grigio di buon taglio. Cercai di immaginare il suo profumo. Le sue dita tamburellavano furiosamente sul volante, sembrava molto agitata e guardava con impazienza nella mia direzione. CONTINUA A LEGGERE

Il Fabio, © 2019


Una mattinata di inizio agosto

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H.8.30 mi sveglio con un sonno tossico dopo una veglia di circa 3 ore. Il vandalo è rimasto insonne dalle 2 alle 5 passate. Bevo un’intera caffettiera, gli do un biberon, lo cambio, lancio i vestiti alla 8enne, indosso qualcosa a caso anch’io e ci scapicolliamo giù dalla montagna con il passeggino, per la lezione di tennis. Dovrei godermi la vista lago e respirare a pieni polmoni, lo so, ma l’obiettivo è arrivare a destinazione senza ribaltarci. Tutti e tre. CONTINUA A LEGGERE

Manuela Lo Turco, © 2018
https://www.facebook.com/manuela.loturco.7


Il terzo rintocco

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Quel  mattino di novembre il sole era sorto subito, senza indugiare dietro brume di nebbia. Anche l’aria era stranamente tiepida per una giornata che iniziava così cristallina. L’autunno, a volte, sa essere generoso.
L’Uomo partì dal paese in fondo alla valle poco dopo l’alba, zaino in spalla, solo. Quel sole dai contorni netti all’orizzonte gli aveva imposto di muoversi, di andare incontro a quella splendida giornata salendo al monte.
Dopo tre ore di cammino a passo svelto e leggero, l’Uomo raggiunse la cima del monte: il punto più alto di tutto quanto si potesse vedere intorno; il punto in cui l’aria era così trasparente da non dare tracce di sé; il punto più vicino al cielo. CONTINUA A LEGGERE

Il Fabio, © 2019


Il Posacenere

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Il viaggio in moto era andato bene: Milano-Passo Gavia (BS) 2 ore e mezzo. Pur non essendo un record mondiale stava comunque a dire che era andato tutto liscio.

Mi ero iscritto al trek del ghiacciaio dei Forni ma non avevo voglia di sorbirmi l’avvicinamento del primo giorno, per cui avevo deciso di raggiungere il gruppo nel tardo pomeriggio di sabato direttamente al rifugio. CONTINUA A LEGGERE

Il Fabio, © 2019