Il Monte Canto tra storia, vigne ed oliveti

Al margine occidentale della provincia di Bergamo, in Lombardia, vi è un territorio dalla forma di triangolo rovesciato, delimitato ad est dal fiume Adda, ad ovest dal fiume Brembo e a nord da una dorsale lunga 7,5 km, larga 2 km ed alta 710 metri, ricca di facili sentieri percorribili da chiunque e in qualunque stagione. Il terriorio “triangolare” è la cosidetta Isola Bergamasca mentre la dorsale è il Monte Canto, meta della nostra escursione di oggi. Se camminate da poco o volete riprendere a camminare, se siete fuori forma e siete alla ricerca di un percorso modesto in termini di dislivello, estensione e tempo di percorrenza, continuate a leggere, perchè fa proprio al caso vostro. Tutti i sentieri del Monte Canto sono percorribili anche in MTB e i bikers sono quasi più numerosi degli escursionisti.
Quali emergenze incontrerete sul sentiero: la diroccata Cascina di San Bartolomeo, i ruderi del Borgo del Canto, la Chiesetta di Santa Barbara, l’Agriturismo Cavril e la splendida Abbazia di San’Egidio in Fontanella.
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I racconti di OggiEsco: Il terzo rintocco

Quel  mattino di novembre il sole era sorto subito, senza indugiare dietro brume di nebbia. Anche l’aria era stranamente tiepida per una giornata che iniziava così cristallina. L’autunno, a volte, sa essere generoso.
L’Uomo partì dal paese in fondo alla valle poco dopo l’alba, zaino in spalla, solo. Quel sole dai contorni netti all’orizzonte gli aveva imposto di muoversi, di andare incontro a quella splendida giornata salendo al monte.
Dopo tre ore di cammino a passo svelto e leggero, l’Uomo raggiunse la cima del monte: il punto più alto di tutto quanto si potesse vedere intorno; il punto in cui l’aria era così trasparente da non dare tracce di sé; il punto più vicino al cielo. Continua a leggere “I racconti di OggiEsco: Il terzo rintocco”

I racconti di OggiEsco: Il posacenere

Il viaggio in moto era andato bene: Milano-Passo Gavia (BS) 2 ore e mezzo. Pur non essendo un record mondiale stava comunque a dire che era andato tutto liscio.

Mi ero iscritto al trek del ghiacciaio dei Forni ma non avevo voglia di sorbirmi l’avvicinamento del primo giorno, per cui avevo deciso di raggiungere il gruppo nel tardo pomeriggio di sabato direttamente al rifugio.

Il gruppo non era ancora arrivato per cui, dopo aver ricoverato la moto nel piccolo garage-retrobottega-ripostiglio del rifugio mi sono sdraiato su una panca all’esterno a godermi gli ultimi raggi del giorno.

Oltre ai raggi, mi sarei volentieri goduto anche un bel sonnellino se un povero bimbo di nome Matteo non fosse stato continuamente vezzeggiato in tutte le tonalità immaginabili da uno sterminato gruppo di parenti che sostava vicino a me. Matteo qui, Matteo lì, come fa il cane, come fa il gatto, come fa la giraffa, din din, din don, clap clap, iiiiiiiiiih, corri, non correre. Alla fine, e finalmente, se ne andarono ma nel frattempo il sole era calato oltre la linea dei monti lasciando il posto alla luce indiretta della sera. Cominciava anche a fare freddo.

Andai a guardare il sentiero.

Eccoli. Lontano. Nella valle.
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Triangolo Lariano: il Monte Palanzone

C’è ancora qualcuno che non è salito sul Monte Palanzone? Noi, sino a Sabato scorso, giuro. Nella testa di ciascun escursionista, un bel giorno, si fa largo l’idea che fare un trekking facile, magari sotto casa, senza una vera cima rocciosa da raggiungere o senza la sfida dei mille metri di dislivello, sia da sfigato. Abbiamo tutti un portfolio di gite tappabuchi, quelle che ci teniamo buone per il dopo influenza o per il periodo di recupero dopo una distorsione. E senza mezzi termini, la salita al Palanzone è una di queste. Viene considerata insindacabilmente una gita da pensionati, tuttavia, a causa della nefasta congiuntura economica che ha trasformato il pensionato in una sorta di figura mitologica, decine di escursioni sfigate sono state riabilitate, semplicemente perché i pensionati non esistono più. Battutacce  a parte, vogliamo spiegarvi il motivo del perché anche un escursionista giovane, sano e forte, dovrebbe salire almeno una volta sul Monte Palanzone: il panorama.
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GIORNO 2: Il Campanile di Val Montanaia

Al Rifugio Pordenone (1.249 m) ci siamo addormentati prestissimo, complice il fresco ritrovato dopo la tortura della calura della pianura trevigiana. Ho un vago ricordo di canti e chitarre, insomma di gente allegra con la forza di tirare almeno le 22, ora in cui nei rifugi alpini si spengono le luci. Abbiamo scoperto che Yuma ha una improvvisa gravidanza isterica, ha le tettine gonfie di latte e mi dorme appiccicata tutta notte con un odore inconfondibile di latte acido. Bene, ci mancava l’esperienza del cane depresso, in mezzo alle Dolomiti Friulane, prima di un’escursione impegnativa. Eh, ma mica è finita qui, c’è un altro imprevisto: uno degli scarponi di Fabio si è scollato, complici i 50°C raggiunti dal bagagliaio e dobbiamo inventarci qualcosa l’indomani. Continua a leggere “GIORNO 2: Il Campanile di Val Montanaia”

Valchiavenna: La Mulattiera del Benefattore di Gordona

Quella che vi presentiamo oggi è un’escursione facile ma bella da ogni punto di vista: percorribilità, panorama, storia. Vi accompagneremo alla scoperta della “strèda de scèrman”, cioè strada di Cermine, meglio conosciuta come “la Mulattiera del Benefattore”, e lo faremo attraverso “LA MÜLATIERA”, una poesia del poeta Agostino De Agostini, detto “Fanada”, rigorosamente in dialetto gordonese.
Siamo in Valchiavenna, a
ppena sopra Gordona (SO), sulla la strada che porta alla Val Bodengo, famosa in tutto il mondo per tre fantastici percorsi di canyoning a difficoltà crescente. Lasciata l’auto in prossimità della Trattoria Dunadiv, si diparte una delle più belle mulattiere della Val Chiavenna che, in un’ora e mezza circa, vi condurrà all’Alpe Cermine per regalarvi un favoloso scorcio del Pizzo di Prata (2.727 m).
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Escursione di Domenica 28 gennaio 2018 Continua a leggere “Valchiavenna: La Mulattiera del Benefattore di Gordona”

Orobie Bergamasche: Il Pizzo Arera (2.512 m)

Con i suoi imponenti 2.512 m di banchi di calcare bianchissimo a forma vagamente piramidale, il Pizzo Arera si conquista il titolo di una delle più belle ed adrenaliniche montagne delle Orobie Bergamasche. E’ il rilievo prealpino più importante per diversi chilometri, domina indiscusso lo spartiacque tra val Brembana ad est e Val Seriana ad ovest e, non avendo pari in altezza, regala all’escursionista un panorama a 360° su tutto l’arco orobico ed oltre. Non è una montagna per tutti, conta un alto numero di incidenti, soprattutto invernali, per cui occorre affrontarla con passo sicuro e buon allenamento. Noi abbiamo scelto il versante sud, lungo il sentiero EM che parte dal Rifugio Capanna 2000. Un tratto attrezzato di una ventina di metri con scalette di ferro e cavi di acciaio contribuisce a classificare il sentiero EM come sentiero EE (Escursionisti Esperti). Non spaventatevi, però, è fattibile e la prova è che noi ci siamo saliti con un jack russell.
Escursione di Domenica 3 settembre 2017.
Pizzo Arera Continua a leggere “Orobie Bergamasche: Il Pizzo Arera (2.512 m)”