GIORNO 11: il Rifugio Carlo Semenza (2.020 m)

Nella zona dell’Alpago, una regione storico-geografica della provincia di Belluno meridionale, è possibile visitare parecchie malghe ma solo due rifugi, il Rifugio Carota a Pieve d’Alpago, raggiungibile in auto, e il Rifugio Semenza, a Tambre, raggiungibile con due ore di trekking. Scegliamo il secondo perchè, durante i nostri giri in canoa al centro del Lago di Santa Croce, il panorama sulle Prealpi Venete non sembrava niente male. E infatti.
Situato nell’alta Val de Piera a 2.020 m di quota, dal Rifugio Carlo Semenza si può ammirare tutta la sottostante valle fino alla fitta foresta del Cansiglio e non solo. Pochi metri ancora di camino e si arriva, infatti, alla Forcella Laste e al Bivacco invernale da dove poter abbracciare con lo sguardo le bellissime montagne del Friuli. La vista è, infatti, amplissima sulle Dolomiti Bellunesi e Carniche fino alle Alpi Giulie e soprattutto su tutto l’Alto Adriatico dalla Dalmazia alle lagune veneto-friulane. Dalla Forcella, poi, con altri 30′ di cammino si raggiunge la Cima del M. Laste (2247 m).
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GIORNO 9: Riserva Naturale Regionale Foci dello Stella (UD)

È Ferragosto, anno 2018. Siamo nella pianura sparata veneta, il cielo è nuvoloso, la luce è malata, ha piovuto tutta la notte e Il Fabio, il mio uomo, credendo di aver già varcato la fresca porta dell’autunno, decide che è la giornata giusta per pagaiare in laguna e più precisamente alla Riserva Naturale Regionale Foci dello Stella, in Friuli Venezia Giulia. In questa riserva si fanno diverse attività: si pesca, si mangia, si beve (tanto), si va in barca e canoa e si fa bird watching. Una delle poche equazioni che ho imparato precocemente alle elementari è UCCELLI=INSETTI.  E infatti, dopo una sosta al Bar degli Sportivi di Precenicco, luogo popolato da rubicondi anziani che come medicina assumono spritz alle 9.45 di mattina (noi caffè), ci infiliamo in una stradina di campagna, parcheggiamo, apriamo la portiera e veniamo aggrediti da tre tafani che si mettono a ridere mentre chiamano gli amici per il party. Welcome to the Lagoon!


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GIORNO 8: Il Lago di Sauris (UD)

È la vigilia di Ferragosto e, nonostante tutti i nostri sforzi, dal Friuli dobbiamo andarcene perché qualcuno più avveduto di noi ha prenotato tutto il prenotabile: Hotel, Guesthouse, B&B, Alberghi diffusi. Abbiamo tutto il giorno per arrivare alla casa di Silea a Treviso, ma il meteo è apocalitico e non consente escursioni, quindi optiamo per un sopralluogo in auto alla scoperta del resto del FVG. Da quando sono arrivata a Forni di Sotto ho la curiosità di visitare il Lago di Sauris, cosicché il povero Fabio viene convinto a guidare verso il Passo Pura dal quale, attraverso un’area forestale quasi vergine, si scende per raggiungere il lago. Ad interrompere il nostro viaggio solo una Heidi ed un Peter, due ragazzini giovanissimi ma già alla guida della loro mandria di mucche al pascolo. È sbalorditivo quanto questo territorio sia poco colonizzato dall’uomo. Finalmente un po’ di suolo italiano non rovinato dalle brutture edificate dai geometri negli anni del boom economico. Continua a leggere “GIORNO 8: Il Lago di Sauris (UD)”

GIORNO 7 – Parco Naturale delle Dolomiti Friulane: il Rifugio Flaiban Pacherini (1.587m)

Nonostante le previsioni meteo incerte per il pomeriggio, tutto sembra indicarci la via dei monti: Il Fabio si è ripreso ed in cielo non c’è una nuvola. Pochi km di auto e siamo al ponticello sul Tagliamento di Andrazza, il più rurale dei tre nuclei storici di Forni di Sopra (UD) e punto di partenza del sentiero 362 per il Rifugio Flaiban Pacherini. Siamo a quota 837 m e dobbiamo arrivare a quota 1.587 m in alta Val di Suola in circa due ore. Siamo all’ingresso nord-orientale del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, dal 2009 Patrimonio dell’Umanità.
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GIORNO 6: Alla scoperta del Tagliamento, il Re dei Fiumi Alpini

Nel giretto serale per i bisognini di Yuma ho alzato gli occhi al cielo e, dopo giorni di nuvolosità, ho scorto finalmente un cielo pieno di stelle. Qualche secondo di meraviglia e subito una stella cadente solca il cielo: “oddio…devo esprimere un desiderio…devo esprimere un desiderio…devo esprimere un desiderio!”. E niente, non me ne è venuto in mente neanche uno. Quanto dura il coupon di una stella cadente? Entro quando bisogna esprimere un desiderio? Io sono una riflessiva, mica mi si può mettere tutta sta fretta. Nel dubbio, prima di dormire, ne ho buttato lì uno: spérem che il Fabio guarisca perchè ho tanta voglia di sgambettare per monti. Mi sono risvegliata, quindi, con delle aspettative positive, ma la stella cadente era chiaramente scaduta perchè il Fabio l’era minga bon. Ci siamo limitati, quindi, al giretto della convalescenza, il Sentiero dei Guadi, che incrocia in più punti il fiume Tagliamento, chiamato anche il Re dei Fiumi Alpini per i suoi 170 km di canali intrecciati che lo rendono l’ultimo corridoio fluviale morfologicamente intatto delle Alpi. Continua a leggere “GIORNO 6: Alla scoperta del Tagliamento, il Re dei Fiumi Alpini”

GIORNO 4: La grotta Landre Scur e le orme di dinosauro

Siamo ai piedi del Parco delle Dolomiti Friulane, un luogo di tale bellezza da essere iscritto dal 2009 nella “Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità” dell’UNESCO. Per l’esattezza siamo a Claut (PD), dove abbiamo trovato disponibilità presso una delle sistemazioni dell’Albergo Diffuso del paese. Qui non troverete nulla con Booking o Airb&b perchè le case per le vacanze fanno quasi tutte parte del circuito degli Alberghi Diffusi. Il meteo è brutto, la nuvolosità è diffusa e le piogge sono da mettere in conto. Fortunatamente ci siamo tenuti di scorta quella che reputavamo la gita tappabuchi in modo da tenerci occupati per la mattinata: la grotta Landre Scur. In friulano landre vuol dire caverna, grotta, anfratto e scur, ovviamente, vuol dire scura, buia.
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GIORNO 3: La Riserva Naturale Forra del Torrente Cellina: Trenino Turistico, Ponte Tibetano e SkyWalk

La Forra del Torrente Cellina è una delle più belle e spettacolari Riserve Naturali del Friuli Venezia Giulia. E’ costeggiata da una strada asfaltata, conosciuta come la Vecchia Strada della Valcellina, oggi dismessa per la sua pericolosità, ma un tempo unica forma di collegamento tra la valle (Barcis) e la pianura (Montereale Valcellina). Le acque cristalline del torrente Cellina, con sfumature che vanno dall’acquamarina al verde smeraldo, hanno scavato nelle rocce calcaree del Cretacico un canyon profondo, il maggiore della regione e tra i più spettacolari in Italia. Oggi la Vecchia Strada della Valcellina è percorribile solo a piedi o con l’ausilio del Trenino Valcellina, servizio istituito nel 2016 e che conta più di 13.000 fruitori ogni anno, soprattutto famiglie con bambini. Da non perdere, sul percorso, il Ponte Tibetano sospeso sulla forra (Euro 3,00 comprensivo di attrezzatura di sicurezza) e lo SkyWalk del Dint, passerella in acciaio sospesa nel vuoto al di sopra della forra (visita gratuita).
E’, quindi, facile intuire come questa sia una delle mete turistiche friulane più conosciute ed apprezzate da visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Naturalmente noi ci siamo andati. Ecco come è andata.

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GIORNO 2: Il Campanile di Val Montanaia

Al Rifugio Pordenone (1.249 m) ci siamo addormentati prestissimo, complice il fresco ritrovato dopo la tortura della calura della pianura trevigiana. Ho un vago ricordo di canti e chitarre, insomma di gente allegra con la forza di tirare almeno le 22, ora in cui nei rifugi alpini si spengono le luci. Abbiamo scoperto che Yuma ha una improvvisa gravidanza isterica, ha le tettine gonfie di latte e mi dorme appiccicata tutta notte con un odore inconfondibile di latte acido. Bene, ci mancava l’esperienza del cane depresso, in mezzo alle Dolomiti Friulane, prima di un’escursione impegnativa. Eh, ma mica è finita qui, c’è un altro imprevisto: uno degli scarponi di Fabio si è scollato, complici i 50°C raggiunti dal bagagliaio e dobbiamo inventarci qualcosa l’indomani. Continua a leggere “GIORNO 2: Il Campanile di Val Montanaia”

GIORNO 1: la Diga del Vajont e il Rifugio Pordenone

Prima tappa: la Diga del Vajont

A Treviso abbiamo trascorso una notte infernale per il caldo, causa condizionatore scarico. Partiamo di buona lena con la recondida speranza di trovare un po’ di refrigerio salendo il più possibile in quota. Superiamo la zona dell’Alpago e risaliamo la valle del Piave fino alle porte del Cadore. Siamo ancora in Veneto, in provincia di Belluno.  La prima meta della nostra vacanza è Longarone, paese ai piedi della Diga del Vajont, nota per l’omonima tragedia che colpì proprio il paese di Longarone la notte del 9 ottobre 1963 alle 22.45.
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In viaggio verso la Slovenia: Palmanova, Cividale del Friuli e il fiume Natisone

Erano le 4 di mattina quando ci svegliammo abbracciati alla nostra sagoma di sudore che aveva preso vita propria nella notte tra lenzuola. Yuma (il nostro jack russel), sotto di noi, ansimava come un facocero, sdraiata sulle piastrelle in cerca di refrigerio. Quella mattina decidemmo drasticamente di scappare dalla Marca Trevigiana, una sorta di graticola dove, in agosto, la temperatura non scende mai sotto i 30°C, neanche di notte. E’ così che è nato il nostro viaggio in Slovenia, avevamo semplicemente bisogno di dormire una notte al fresco del nord.
Da Treviso al nord della Slovenia, ai piedi del Monte Triglav, ci sono solo 200 km, 3h e 20′ senza soste se si opta per guidare lungo strade secondarie. Abbiamo trovato rapidamente un’appartamento su booking a Ratecě, vicino Kraniska Gora, famosa per il suo trampolino sciistico delle olimpiadi invernali. Ci siamo messi presto in auto,  senza fretta, approfittando di un’intera giornata di trasferimento per scoprire “cose”. Dopo questo viaggio ho maturato un suggerimento di weekend lungo o mini vacanza nella zona compresa tra Palmanova e Caporetto.
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