VGR Capitolo 2: l’Anello del Monte Mauro

Il Monte Mauro (515 m) è la cima più alta della Vena del Gesso Romagnola e rappresenta la zona più caratteristica di tutto il Parco Regionale. Se avete, quindi, pochi giorni a disposizione, è doveroso posizionare l’anello del Monte Mauro in cima al vostro programma. Complessivamente l’anello è lungo 11 km ed occorrono circa 5-6 ore di cammino e 900 metri di dislivello. Noi siamo partiti da Borgo Rivola, parcheggiando in prossimità dello stadio e proseguendo sulla strada che porta al piccolo borgo di Crivellari da cui parte il sentiero 511 che in due ore e mezza vi porterà all’Eremo di Monte Mauro.
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L’ambiente carsico, selvaggio ed integro, si manifesta così decisamente da rendere questo sentiero un vero percorso didattico e infatti sono numerosi i pannelli informativi che vi aiuteranno ad orientarvi tra le numerose cose da vedere.  Cercherò di spiegare in modo semplice ciò che non lo è affatto, la carta geologica schematica della zona. 09-marabini-vai-sb-8

Una carta geologica è la rappresentazione, su una mappa topografica, dei differenti tipi di rocce che affiorano sulla superficie terrestre ed i contatti tra loro. Le aree colorate sono, quindi, le varie formazioni geologiche che, qui, hanno un andamento all’incirca est-ovest. A queste si sovrappogono delle linee tratteggiate rosse, che sono faglie distensive e delle linee rosse con triangolini, che sono faglie compressive. Che vuole dire? Che i movimenti tettonici portano a distendere o a comprimere porzioni di crosta terreste, assottigliandola o accrescendola e modificando così significativamente il paesaggio (per esempio condizionano l’andamento dei fiumi e infatti notate come l’andamento delle faglie distensive nord-sud e dei torrenti Senio e Sintria sia il medesimo).

Ogni roccia si comporta, poi, in modo diverso a seconda della composizione, stratificazione, ecc. Tutta la formazione rosa, cioè la nostra bella vena gessosa è solubile e carsificabile e presenta, quindi, un sistema carsico complesso, di cui i ghirigori neri sono la proiezione in pianta. Anche il sistema carsico ipogeo è stato influenzato dal sistema di faglie.

E che cos’è quella zona grigia chiamata Graben del Rio Sella – Rio Basino dove si concentrano i ghirigori neri? Graben è un termine tedesco che in geologia strutturale indica una fossa tettonica, ovvero una porzione di crosta terrestre sprofondata a causa di un sistema di faglie distensive. La nostra bella formazione gessosa è stata interessata proprio da un sistema di faglie distensive est-ovest, sommate ad una trscorrenza nord-sud che ne ha determinato l’affioramento a blocchi traslati l’uno rispetto all’altro ed intercalati da porzioni ribassate, per l’appunto i Graben.

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Il Monte della Volpe è la prima tappa significativa del nostro giro e dove è possibile osservare l’alternanza dei banchi gessosi intercalati ai più sottili interstrati argillosi (li potete distinguere perchè presentano vegetazione).
Proseguendo poi in corrispondenza della Sella di Ca’ Faggia (un mini Graben), camminerete sopra il sistema carsico del Rio Stella-Rio Basino. Guardate come nella carta geologica il Rio Stella, arrivando da sud,  scompare in un inghiottitoio trai gessi, prosegue ipogeo (ghirigori neri) per 1,5 km e sbuca tra i gessi come Rio Basino. Immediatamente a valle della Sella di Ca’ Faggia è possibile percorrere la stretta Forra del Rio Basino, un luogo davvero suggestivo che, tuttavia, non siamo riusciti a raggiungere per il sopraggiungere del tramonto. Meraviglioso, no???

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Proseguendo verso l’Eremo, una piccola deviazione dal sentiero, proprio sotto la linea elettrica, vi consentirà di raggiungere la Grotta dei Banditi lungo una stretta ed esposta cengia non adatta a chi soffre di vertigini. Questo luogo ha una lunga storia da raccontare che comincia come rifugio protostorico e finisce come rifugio partigiano e merita un approfondimento.

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Se gradite consumare il vostro pranzo al sacco nel bosco, il Capanno Lucio Cavara fa per voi. E’ una baita privata ma un cartello recita che i visitatori educati sono i benvenuti. Vecchi scarponi come fioriere, gusci di lumaca usati come ornamenti e piccole panche in legno per i bambini rendono questo luogo fiabesco.

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Ancora qualche metro e si arriva all’Eremo della Beata Vergine Maria Assunta in Tiberiaco di Monte Mauro (cell. 347 0019653) e da qui si percorre il sentiero del ritorno, non prima di aver coccolato e sfamato la micia dell’eremo. Tutto intorno al Monte Mauro gli affioramenti di Selenite sono tanto abbondanti e belli quanto protetti tanto che è persino vietato calpestarli. Noi abbiamo stretto l’anello per mancanza di tempo, ma il nostro consiglio è di percorrere il tratto più ampio che passa per Castellina per godervi, tempo permettendo, le numerose doline.

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Dislivello in salita: 900 m
Dislivello in discesa: 900 m
12 km
25.000 passi
Tempo in movimento: 4 h
Tempo totale: 5 h e 30′

Vuoi ricevere la traccia GPS di questo percorso? Scrivi a oggiescoblog@gmail.com

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I CAPITOLI DELLA NOSTRA AVVENTURA

  1. GEOLOGIA E CARSISMO, SPELEOLOGIA E NUVOLE 2018
  2. ESCURSIONISMO: L’ANELLO DEL MONTE MAURO
  3. ESCURSIONISMO: L’ANELLO DEL MONTE PENZOLA…ANZI NO!
  4. ESCURSIONISMO: IL MONTE BATTAGLIA
  5. LA GROTTA DEL RE TIBERIO
  6. IMOLA
  7. BRISIGHELLA

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