VGR Capitolo 2: l’Anello del Monte Mauro

Il Monte Mauro (515 m) è la cima più alta della Vena del Gesso Romagnola e rappresenta la zona più caratteristica di tutto il Parco Regionale. Se avete, quindi, pochi giorni a disposizione, è doveroso posizionare l’anello del Monte Mauro in cima al vostro programma. Complessivamente l’anello è lungo 11 km ed occorrono circa 5-6 ore di cammino e 900 metri di dislivello. Noi siamo partiti da Borgo Rivola, parcheggiando in prossimità dello stadio e proseguendo sulla strada che porta al piccolo borgo di Crivellari da cui parte il sentiero 511 che in due ore e mezza vi porterà all’Eremo di Monte Mauro.
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VGR Capitolo 3: l’Anello del Monte Penzola…anzi no

Questo itinerario ad anello che parte da Borgo Tossignano per 17 km, permetterebbe di scoprire un altro ambiente geologico affascinante del Parco, cioè gli spettacolari anfiteatri calanchivi a nord della Vena del Gesso. I calanchi sono una forma geomorfologica prodotta dall’erosione di terreni argillosi degradati e con vegetazione assente per il dilavamento delle acque. Trattasi di profondi solchi contigui, spesso a ventaglio, lungo i quali l’argilla scende sempre di più proprio perchè non trattenuta dalla vegetazione. I calanchi sono per questo in continuo assottigliamento e smottamento e alcuni fanno derivare questa voce proprio da. lat. chalare nel senso di “distaccare, abbassare, sciogliere”.
Scrivo  “permetterebbe” poichè di fatto non è più sicuro percorrere questo sentiero per la presenza a Budriolo di una stalla presidiata da 5 maremmani molto territoriali ed aggressivi, autori di diverse aggressioni ad escursionisti e loro cani.
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VGR Capitolo 4: la Rocca del Monte Battaglia

Se pernottate al Rifugio Ca’ Budrio, quella alla Rocca Medioevale del Monte Battaglia è un’escursione comoda e facile poichè è possibile percorrere un anello che si snoda a cavallo tra la val Santerno e la val Senio senza dover prendere l’auto, partendo proprio dal Rifugio, basta seguire le paline con le indicazioni per il sentiero CAI 701.
Non è un’escursione particolarmente interessante dal punto di vista paesaggistico nè dal punto di vista geologico, in quanto si sviluppa interamente sulla formazione marnoso-arenacea delle Peliti Eusinche, cioè la formazione sopra la quale si è depositata la vena del gesso. Ma è il valore storico legato agli eventi della Guerra di Liberazione, nonchè la bellezza del punto panoramico dell’arrivo, a conferire a questa escursione una dimensione quasi religiosa.
E’ possibile raggiungere il Monte Battaglia anche da Casola Valsenio lungo il Sentiero della Pace,  dedicato, a 70 anni dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, all’orrore orrori della guerra e alla responsabilità di mantenere le comunità in pace. Ma andiamo per gradi.
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VGR Capitolo 5: La Grotta di Re Tiberio

Tutta l’area del Parco della Vena del Gesso Romagmola è importantissima dal punto di vista del carsismo ipogeo (sotterraneo), con sistemi carsici complessi ed estesi (LEGGI IL CAPITOLO 1).

Per chi fosse interessato ad avvicinarsi al meraviglioso mondo della speleologia, la Grotta del Re Tiberio, una ex risorgente carsica di estremo interesse archeologico, costituisce una valida proposta poichè offre tre gradi di esplorazione. La Grotta di Re Tiberio si trova a Borgo Rivola- Riolo Terme (RA)

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VGR Capitolo 6: Imola

Se il meteo non fosse stato avverso probabilmente ad Imola non ci avremmo messo mai piede ed è un vero peccato perchè questa piccola cittadina di 70.000 abitanti è un gioiellino con delle “chicche” imperdibili. Conosciuta da tutti gli italiani solo per il suo Autodromo, in realtà meriterebbe la visita di un giorno intero per scoprirvi una dimensione urbana sostenibile, fatta di botteghe storiche, ordine e cura dei dettagli ed enogastronomia. Noi vi siamo rimasti solo due ore nell’attesa di un miglioramento del meteo per poter fare un’escursione programmata per cui segnalerò soltanto un paio di cose che potete fare con cane al seguito.

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Baitello Manavello: un balcone a 360° sul gruppo delle Grigne e sul Lario

E’ una Domenica di fine ottobre, persiste una lunga coda estiva, le temperature sono alte, il cielo è terso e decidiamo di unirci ad alcuni amici diretti al Baitello Manavello, un bivacco sempre aperto situato sullo Zucco Manavello (1112 m). Posizionato a picco sul Lario, dalla sua staccionata si gode un panorama esteso su quasi tutto il Lago di Lecco e sul Triangolo Lariano. E, alle spalle, la vista spazia sul gruppo delle Grigne ed in particolare sul Sasso Cavallo, sul Sasso dei Carbonari e sullo Zucco dei Chignoli.
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Trekking col cane: consigli pratici

Rassegnatevi, un cane in montagna è una bomba batteriologica. Non importa quanto sia intelligente o stupido, cucciolo o adulto, il cane ha un unico obiettivo: impanarsi nel fango e nel letame. E’ un istinto innato e quando lo adotti devi solo sperare che ne abbia anche un altro, cioè quello di recuperare il bastoncino che gli lanci in acqua, così da dargli almeno una sciacquata prima di infilarlo in auto con il suo afrore di mocio bagnato e vecchio. Il primo consiglio, quindi, è di proteggere l’auto.

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Un weekend nel Canavese: tre percorsi escursionistici alla portata di tutti

E’ il mio compleanno ed una coppia di amici torinesi ci invita, per il weekend successivo, a proseguire i festeggiamenti in Piemonte, cioè quella regione misteriosa sita al di là del mare nostrum, che per noi milanesi è il Lario. Ci sentiamo ormai a casa passeggiando tra le Orobie bergamasche, così belle ma, soprattutto, così vicine, un vero paradiso di calcari a un’ora soltanto di auto. Fare trekking in Piemonte è per noi, quindi, un po’ come andare all’estero, raggiungibile dopo svariati km di autostrada dritta, semi deserta e con risaie e campi a destra e sinistra. Il paesaggio vira rapidamente quando si raggiunge la Serra Morenica di Ivrea, una barriera alta 200-600 metri lunga 20 km e pressochè rettilinea dal Mombarone sino al Lago di Viverone. Ed è proprio qui che ci diamo appuntamento con gli amici torinesi, non proprio a metà strada tra Torino e Milano ma quasi, insomma un buon compromesso. E’ Venerdì sera e siamo sopravvissuti alla prima settimana di lavoro dopo la pausa estiva, abbiamo solo una bozza di programma per il weekend, la Val Chiusella e la zona dei 5 laghi di Ivrea e il meteo promette bene. Arriviamo a Lessolo all’ora di cena, facciamo giusto in tempo a conoscere l’host del B&B Il frutteto di Emi e Teti, ad orientarci nell’appartamento spazioso che abbiamo prenotato e a tirare fuori i rifornimenti di cibo, quando uno scroscio torrenziale ci isola dal resto del mondo. Ci svegliamo il sabato mattina sotto un cielo plumbeo, carico di quella bella pioggia intenzionata a durare giorni che segna la fine dell’estate. Che si fa? Il Frutteto di Emi ha un giardino grande, privato e con piscina, quale situazione migliore per provare il mio regalo di compleanno: il drone Tiger Tekk!

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GIORNO 11: il Rifugio Carlo Semenza (2.020 m)

Nella zona dell’Alpago, una regione storico-geografica della provincia di Belluno meridionale, è possibile visitare parecchie malghe ma solo due rifugi, il Rifugio Carota a Pieve d’Alpago, raggiungibile in auto, e il Rifugio Semenza, a Tambre, raggiungibile con due ore di trekking. Scegliamo il secondo perchè, durante i nostri giri in canoa al centro del Lago di Santa Croce, il panorama sulle Prealpi Venete non sembrava niente male. E infatti.
Situato nell’alta Val de Piera a 2.020 m di quota, dal Rifugio Carlo Semenza si può ammirare tutta la sottostante valle fino alla fitta foresta del Cansiglio e non solo. Pochi metri ancora di camino e si arriva, infatti, alla Forcella Laste e al Bivacco invernale da dove poter abbracciare con lo sguardo le bellissime montagne del Friuli. La vista è, infatti, amplissima sulle Dolomiti Bellunesi e Carniche fino alle Alpi Giulie e soprattutto su tutto l’Alto Adriatico dalla Dalmazia alle lagune veneto-friulane. Dalla Forcella, poi, con altri 30′ di cammino si raggiunge la Cima del M. Laste (2247 m).
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