La Marca Trevigiana: viaggio tra le colline del Prosecco patrimonio UNESCO dal 1 luglio 2019

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La prima volta che il Fabio mi portò a trascorrere qualche giorno di vacanza nella casa di Treviso, scegliemmo come meta per una gita fuori porta il bellissimo Lago di Santa Croce in provincia di Belluno. Lungo la A27 Venezia-Belluno vidi per la prima volta un grande tabellone pubblicitario per la promozione turistica della Marca Trevigiana e lo interrogai subito su cosa fosse la Marca: “mah, è la provincia di Treviso”.
E allora perché Marca e non Provincia? “mah, avrà a che fare con l’antico marchesato”. Fine.

L’anno successivo, tornando da una gita alle Grotte del Caglieron passammo per Vittorio Veneto, i laghi di Revine, Cison di Valmarino e Valdobbiadene, dove i cartelli segnaletici marroni con scritto “Marca Storica” si susseguono senza discontinuità. Cercai in rete informazioni e scoprii che fu pubblicato nel 2004 un testo di tale Gian Maria Ferretto dal titolo “Dante e il grande mito universale della Marca. Il mistero di una denominazione che non si è mai saputo d’onde venga”.  Ecco, non ho avuto il piacere di leggerlo ma dal titolo intuii che tutti parlano di Marca ma nessuno sa perché, visto che non è mai esistita una vera e propria Marca di Treviso, cioè una circoscrizione del Sacro Romano Impero retta da un marchese. I veneziani cominciarono a chiamarla così dopo aver conquistato la pianura. Infine, nel 1381 il duca d’Austria Leopoldo III d’Asburgo, strappando le terre ai veneziani, cominciò a farsi chiamare Marchese di Treviso mantenendo il titolo anche dopo la restituzione dei terreni alla Serenissima. Poco importa che la Marca Trevigiana abbia origini incerte, l’indiscussa bellezza della città di Treviso, come di altre città murate della provincia (Asolo, Conegliano, Castelfranco Veneto, Vittorio Veneto, Portobuffolè, Oderzo) il fascino del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile da scoprire in bicicletta o in canoa e il meraviglioso territorio delle colline del Prosecco tra Conegliano e Valdobbiadene, ne fanno uno dei territori più belli ed apprezzati del Veneto.

Non è un caso che il 7 luglio 2019 l’Italia abbia brindato al riconoscimento delle Colline del Prosecco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO per le sue uniche e meravigliose caratteristiche naturalistiche, culturali, paesaggistiche e ovviamente vinicole. E’ esattamente qui che ci siamo recati un Mercoledì di fine agosto (2019), con la curiosità di scoprire una piccola porzione di questo magnifico territorio a nord del Piave, tra il Comune di Conegliano e Valdobbiadene.
Prima tappa Refrontolo (TV), terra di Refrontolo Passito DOCG e di un antico mulino ad acqua del 1630 ancora funzionante, il Molinetto della Croda. Da qui abbiamo attraversato le geometrie dei ripidi colli terrazzati a mano dei vigneti del Prosecco sino a Rolle (TV), primo borgo italiano ad essere tutelato dal FAI nel 2004, chiudendo il giro a Cison di Valmarino (TV), annoverato tra i Borghi più belli d’Italia e Bandiera Arancione del TCI dal 2014


Refrontolo Passito DOCG

Nella zona compresa tra RefrontoloPieve di Soligo e San Pietro di Feletto, circa una trentina di aziende vinicole producono un vino pregiato, con una produzione annua limitata a circa 160.000 bottiglie da 0,75cl. E’ il Refrontolo Passito DOCG, un vino raro, di nicchia, prodotto da uve Marzemino con una particolare tecnica di appassimento. E’ la Perla Nera della Marca in una zona vocata per i vini bianchi.

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Molinetto della Croda, Refrontolo (TV)

A pochi minuti di auto da Refrontolo, una seconda perla si cela lungo il corso del torrente Lierza. Non si tratta di un altro vino pregiato, bensì del Molinetto della Croda, un mulino ad acqua tuttora funzionante per scopi didattici, testimonianza preziosa di architettura rurale del 1630 incredibilmente sopravvissuta alla Grande Guerra.  Il mulino è stato costruito a ridosso di una liscia e triangolare superficie rocciosa (o Croda, come da definizione veneta), levigata dalle acque correnti del Lierza che si raccolgono in un piccolo bacino dal colore smeraldino prima di proseguire verso valle. Croda, mulino, ruota e laghetto costituiscono nell’insieme un vero e proprio acquerello romantico che ha ispirato artisti (numerosi i quadri che lo ritraggono) e poeti. Compare persino in una scena del film ‘Mogliamante’, del 1977, con Marcello Mastroianni e Laura Antonelli.

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Il mulino è stato ampliato nel corso dei secoli al fine di ospitare più famiglie di mugnai che qui macinavano prevalentemente mais. Una vita dura, messa alla prova da povertà e periodiche alluvioni in grado di compromettere seriamente l’attività del mulino. Le più recenti alluvioni documentate risalgono al 1941, al 1953 e, purtroppo, al 2014. Quella del 1953 fermò per sempre la produzione di farina, decretando l’abbandono dell’intera struttura ed il suo progressivo deterioramento sino al 1991, quando il Comune di Refrontolo ne acquistò la proprietà e ne commissionò il restauro conservativo. Nel 2014, una piena improvvisa si abbatté in pochi istanti intorno a mezzanotte su un centinaio di persone riunite per la “Festa degli Omeni“, una annuale festa paesana nata come una sorta di presa in giro nei confronti di Napoleone Bonaparte, in riferimento ai pantaloni attillati che usava indossare rispetto alle larghe “brache” da lavoro dei montanari“. Bilancio tragico di vittime: 4 morti e qualche decina di feriti. Oggi tutta l’area è stata ripristinata ed è monitorata H24 con idrometro, sensori e videosorveglianza.
Cosa fare al Molinetto della Croda?

1) MUSEO: gli interni sono visitabili attraverso un percorso museale. Al piano terra è stata fedelmente ricostruita la macina, resa di nuovo funzionante. I piani successivi sono in parte stati arredati per simulare l’ambiente domestico rurale ed in parte occupati dalle varie mostre che si avvicendano in calendario (arte, fotografie, presepi, ecc…). Dai piani superiori si gode una bella vista aerea del laghetto e della Croda. Biglietto nei periodi senza mostra: euro 2,00. Biglietto con mostra: euro 4,00.

2) MOSTRE: come anticipato nei locali interni si avvicendano in calendario diverse mostre oltre alla tradizionale esposizione dei presepi a Natale. Fino al 6 ottobre 2019 sono esposte le opere scultoree e pittoree di Angelo Lorenzon, un artista poliedrico della zona.

3) PIC NIC: nello spiazzo del mulino vi sono poche panche a disposizione di un chiosco (apertura nel weekend) utilizzabili nei giorni di poca affluenza per una sosta o un pic nic.

4) PASSEGGIATA: in uscita dal museo è possibile risalire un po’ il torrente Lierza e con un giro ad anello ritornare alle auto. In zona è possibile, tuttavia, effettuare camminate più lunghe. In biglietteria potete richiedere la cartina al costo di 1,00 euro

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Per maggiori informazioni e prenotazioni visite guidate:
http://www.molinettodellacroda.it/
info@molinettodellacroda.it

Tel. 0438 978199
347 2658327 Genny  – 347 3440070 Paola – 335 7515805 Roberto

Ampio parcheggio gratuito all’ingresso.


Rolle di Cison di Valmarino (TV)

Sulla cartina acquistata al Molinetto troverete la carta dei sentieri su un lato ed una mappa con le emergenze turistiche sull’altro lato. Il paese di Rolle, a soli 4 km dal Molinetto della Croda, è segnalato come una cartolina per le sue vigne, gli olivi e il silenzio. Primo paese ad essere stato difeso dal FAI contro la cemetificazione, è oggi un piccolo borghetto con una manciata di case che taglia la continuità dei terrazzi coltivati a vigneti. In tutta onestà è molto più bello da lontano che da vicino, con il suo bel campanile che macchia il paesaggio come elemento di un quadro. Purtroppo, entrando in paese, ciò che spicca è una enorme veranda di PVC di un ristorante, quasi un tendone da circo, un vero pugno in un occhio. Il resto sono case ordinarie e moderne, senza arte né parte. La frazione che apre il paese prende il nome di Case Sparse, giusto per dare un idea della scarsa presenza dell’uomo, caratteristica comune a molti dei 47 km della ciclabile del Prosecco.

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Agriturismo Ca’ Leonica, a Rolle di Cison di Valmarino (TV)

Molto più gradevole e bucolico di Rolle, è il percorso stradale tra il Molinetto della Croda e Rolle, un tripudio di vigneti terrazzati tra cui spiccano case vinicole (http://www.vignematte.it/ ) e Relais (http://ducadidolle.it/), ideali per degustazioni di Prosecco. Noi abbiamo consumato il pranzo in un piccolo angolo di paradiso, l’Agriturismo Ca’ Leonida. Immaginate l’incanto dei vigneti e il fascino del silenzio di un territorio agricolo privo o quasi di case, deprivato totalmente di fabbriche, distributori di benzina, insegne stradali, bar, negozi ed altre brutture urbane ed inquinamenti visivi. Un silenzio interrotto solo dal cicaleccio estivo e da qualche trattore che fa ritorno a casa a mezzogiorno. Immaginate anche il caldo torrido dell’agosto italiano e di essere dei turisti in cerca di un luogo dove sostare per il pranzo in un territorio affascinante ma pur sempre deserto. Ed improvvisamente vi compare un casolare di campagna con una fresca veranda, i tavolini preparati con due calici su una una tovaglia candida ed un cartello meraviglioso con scritto “APERTO”. E’ più o meno quello che abbiamo vissuto noi, con gioia. Maria Grazia, conosciuta come la “regina dei sottaceti”, arriva subito con il suo piatto di antipasti ed un bel boccale di prosecco fresco ed aromatico. Mi raccomando, non perdetevi gli gnocchi fatti in casa! Non possiamo garantire sui secondi di carne perché ci siamo fermati al primo, ma la cucina casalinga unita alla freschezza della veranda merita una bella sponsorizzazione.
Consigliatissimo!

Per info e prenotazioni:
Via Caneve de Ronch, 6, Rolle di Cison di Valmarino (Treviso)
Telefono: 339 7139145
e-mail: info@agriturismocaleonilda.it
Sito: http://www.agriturismocaleonilda.it/

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Cison di Valmarino (TV)

Ultima tappa del nostro giro è il borgo di Cison di Valmarino, uno dei Borghi più Belli d’Italia. Di questi borghi ne abbiamo ormai visitati parecchi ed ogni tanto ci sorge il dubbio che in qualche caso ci sia stata una sopravvalutazione nel conferimento del riconoscimento. E’ il caso di Cison di Valmarino a cui si accede da una strada che si stacca bruscamente dalla provinciale. Proprio lungo la strada principale si sviluppa il paese che è un’alternanza di case molto pregevoli ma anche molto ordinarie. In verità la parte significativa è sostanzialmente concentrata intorno alla Piazza, sulla quale si affacciano gli edifici più belli, il Teatro La Loggia, la sede Municipale che è un antico palazzo veneziano, Villa Marinelli, la residenza dei Conti Brandolini e, poco più in là, le Case Marian e le ex Cantine Brandolini. Le altre emergenze da segnalare sono il Bosco delle Penne Mozze, collegato al paese attraverso La Via dell’Acqua, un bel percorso naturalistico che costeggia il torrente Rujo con un tesoro di mulini, canalette e di ruderi. Purtroppo, al tempo della nostra visita (agosto 2019) il torrente Rujo era completamente asciutto ed abbiamo così desistito dal percorrere il sentiero.
Come non menzionare, poi, CastelBrando, uno dei più grandi castelli d’Europa, arroccato sul promontorio che domina Cison di Valmarino, oggi hotel, spa, ristorante e sede per congressi, eventi e matrimoni.
Cison di Valmarino è il paradiso degli amanti dei mercatini. Da non perdere le manifestazioni, ormai conosciutissime, come “Assaporando Cison”, “Artigianato Vivo”, “Stelle di Natale”, la secolare Fiera franca di San Simone e Giuda a Tovena, tra le più antiche in assoluto, la Mostra dei presepi en plein air (circa 70) da ammirare a Mura attraverso le strette vie di questa borgata molto ben conservata.

Cison di Valmarino dal 2014 è Bandiera arancione, il prestigioso riconoscimento del Touring Club Italiano per i piccoli borghi italiani eccellenti. E’ la terza località certificata nella provincia di Treviso e porta a 10 il numero di Comuni “arancioni” in Veneto. In tutta Italia, sono 236 le località certificate.

Cison di Valmarino, mettiamola così, non ci ha fatto impazzire.

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