Il Monte Canto tra storia, vigne ed oliveti

Al margine occidentale della provincia di Bergamo, in Lombardia, vi è un territorio dalla forma di triangolo rovesciato, delimitato ad est dal fiume Adda, ad ovest dal fiume Brembo e a nord da una dorsale lunga 7,5 km, larga 2 km ed alta 710 metri, ricca di facili sentieri percorribili da chiunque e in qualunque stagione. Il terriorio “triangolare” è la cosidetta Isola Bergamasca mentre la dorsale è il Monte Canto, meta della nostra escursione di oggi. Se camminate da poco o volete riprendere a camminare, se siete fuori forma e siete alla ricerca di un percorso modesto in termini di dislivello, estensione e tempo di percorrenza, continuate a leggere, perchè fa proprio al caso vostro. Tutti i sentieri del Monte Canto sono percorribili anche in MTB e i bikers sono quasi più numerosi degli escursionisti.
Quali emergenze incontrerete sul sentiero: la diroccata Cascina di San Bartolomeo, i ruderi del Borgo del Canto, la Chiesetta di Santa Barbara, l’Agriturismo Cavril e la splendida Abbazia di San’Egidio in Fontanella.
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Il saluto in montagna

<<Matteo rispondi al signore che ti ha salutato>>
<<Buongiornooooo….>>

<<mamma, ma chi è? Un amico di papà? Non l’ho mai visto>>
<<no tesoro, è solo uno che passeggia in montagna la Domenica come facciamo noi>>
<<e allora perchè ci saluta se non ci conosce?>>
<<perchè in montagna ci si saluta tutti>>
Punto, fine del discorso, l’hanno detto la mamma e il papà. Salutarsi in montagna è una pratica che si tramanda dalla notte dei tempi, nessuno si pone domande a riguardo, lo si fa e basta, un po’ come quando, dopo uno starnuto, auguriamo <<Saluteeee!>>. Chi ha cominciato per primo non si sa, ma lo facciamo tutti, volentieri.
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I racconti di OggiEsco. Una mattinata di inizio agosto di Manu-In-Metro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un racconto di Manu-In-Metro, intollerante alla noia e MM writer (nel senso che scrive proprio in metropolitana, mentre va al lavoro), con ironia.


UNA MATTINA DI INIZIO AGOSTO

H.8.30 mi sveglio con un sonno tossico dopo una veglia di circa 3 ore. Il vandalo è rimasto insonne dalle 2 alle 5 passate. Bevo un’intera caffettiera, gli do un biberon, lo cambio, lancio i vestiti alla 8enne, indosso qualcosa a caso anch’io e ci scapicolliamo giù dalla montagna con il passeggino, per la lezione di tennis.  Continua a leggere “I racconti di OggiEsco. Una mattinata di inizio agosto di Manu-In-Metro”

I racconti di OggiEsco: Il terzo rintocco

Quel  mattino di novembre il sole era sorto subito, senza indugiare dietro brume di nebbia. Anche l’aria era stranamente tiepida per una giornata che iniziava così cristallina. L’autunno, a volte, sa essere generoso.
L’Uomo partì dal paese in fondo alla valle poco dopo l’alba, zaino in spalla, solo. Quel sole dai contorni netti all’orizzonte gli aveva imposto di muoversi, di andare incontro a quella splendida giornata salendo al monte.
Dopo tre ore di cammino a passo svelto e leggero, l’Uomo raggiunse la cima del monte: il punto più alto di tutto quanto si potesse vedere intorno; il punto in cui l’aria era così trasparente da non dare tracce di sé; il punto più vicino al cielo. Continua a leggere “I racconti di OggiEsco: Il terzo rintocco”

I racconti di OggiEsco: Il posacenere

Il viaggio in moto era andato bene: Milano-Passo Gavia (BS) 2 ore e mezzo. Pur non essendo un record mondiale stava comunque a dire che era andato tutto liscio.

Mi ero iscritto al trek del ghiacciaio dei Forni ma non avevo voglia di sorbirmi l’avvicinamento del primo giorno, per cui avevo deciso di raggiungere il gruppo nel tardo pomeriggio di sabato direttamente al rifugio.

Il gruppo non era ancora arrivato per cui, dopo aver ricoverato la moto nel piccolo garage-retrobottega-ripostiglio del rifugio mi sono sdraiato su una panca all’esterno a godermi gli ultimi raggi del giorno.

Oltre ai raggi, mi sarei volentieri goduto anche un bel sonnellino se un povero bimbo di nome Matteo non fosse stato continuamente vezzeggiato in tutte le tonalità immaginabili da uno sterminato gruppo di parenti che sostava vicino a me. Matteo qui, Matteo lì, come fa il cane, come fa il gatto, come fa la giraffa, din din, din don, clap clap, iiiiiiiiiih, corri, non correre. Alla fine, e finalmente, se ne andarono ma nel frattempo il sole era calato oltre la linea dei monti lasciando il posto alla luce indiretta della sera. Cominciava anche a fare freddo.

Andai a guardare il sentiero.

Eccoli. Lontano. Nella valle.
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Triangolo Lariano: il Monte Palanzone

C’è ancora qualcuno che non è salito sul Monte Palanzone? Noi, sino a Sabato scorso, giuro. Nella testa di ciascun escursionista, un bel giorno, si fa largo l’idea che fare un trekking facile, magari sotto casa, senza una vera cima rocciosa da raggiungere o senza la sfida dei mille metri di dislivello, sia da sfigato. Abbiamo tutti un portfolio di gite tappabuchi, quelle che ci teniamo buone per il dopo influenza o per il periodo di recupero dopo una distorsione. E senza mezzi termini, la salita al Palanzone è una di queste. Viene considerata insindacabilmente una gita da pensionati, tuttavia, a causa della nefasta congiuntura economica che ha trasformato il pensionato in una sorta di figura mitologica, decine di escursioni sfigate sono state riabilitate, semplicemente perché i pensionati non esistono più. Battutacce  a parte, vogliamo spiegarvi il motivo del perché anche un escursionista giovane, sano e forte, dovrebbe salire almeno una volta sul Monte Palanzone: il panorama.
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Lario: l’antica strada Perledo-Esino. Quando sugli accordi vigilavano oltre ai notai pure i santi.

Il team di OggiEsco, in compagnia degli amici di Pimpa Trek, è stato nel Parco Regionale della Grigna Settentrionale e per l’esattezza nella Val d’Esino, una fertile valletta, con una buona esposizione al sole tutto l’anno, situata tra la Valsassina e il Lago di Como. L’ottima esposizione conferisce a questo territorio un piacevole microclima che lo rende idoneo alla coltivazione dell’olivo. E’ facile intuire, quindi, come sia ideale anche per le passeggiate invernali. Ecco come è andata.
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I TREKKING DELLA GRANDE GUERRA: IL PASSO BROCON

Il passo Brocon (1.616 m) è un valico alpino situato nel Trentino orientale, nel comune di Castello Tesino (TN). E’ un ampio altopiano che collega la Valle del Vanoi con l’altopiano del Tesino e con la Val Senaiga. Dal passo Brocon parte la più classica escursione della zona, il “Trodo dei Fiori” (trodo=sentiero), un sentiero botanico che conduce in cresta sino al Col della Boia, lungo il quale studiare più di 300 specie di fiori nella stagione opportuna (non a caso il Passo Brocon deve il suo nome all’Erica Carnea L. volgarmente detta “brocon”).
A circa 2,5 km in direzione di Castel Tesino, gli impianti sciistici Ski Lagorai Funivie garantiscono l’attività durante tutta stagione grazie all’innevamento artificiale.
Quando, il 29 dicembre 2018, partiamo da Castel Tesino ed arriviamo agli impianti sciistici, troviamo decine di auto parcheggiate e centinaia di sciatori in coda e scambiamo ingenuamente gli impianti col Passo Brocon. La nostra escursione nasce, quindi, da un errore clamoroso. In modo del tutto casuale, abbiamo sperimentato una variante alternativa del “Trodo dei Fiori”, che consigliamo ai più avventurosi. Ecco come è andata.
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Dieci cose da fare e vedere in Valsugana. La selezione di OggiEsco

Se, come noi, partite da Milano, il tempo per arrivare a Castello Tesino in auto è di circa 3 ore abbondanti, quindi è possibile riempire la giornata con attività di avvicinamento alla vacanza vera e propria in modo da arrivare allo Chalet Maso Pino verso le 16.30, giusto in tempo per godervi il primo tramonto sull’altopiano del Celado.
Potete fare tappa, per esempio, allo splendido Castel Beseno (2h e 20′ da Milano), la più grande fortezza antica della regione a guardia della Valle dell’Adige (durata visita 1h e vista panoramica da urlo) e poi proseguire per Trento dove fare acquisti ai mercatini di Natale o pranzare (consigliatissimo il Ristorante Al Vo’).
Se state viaggiando di Sabato o Domenica, non potete perdervi l’Orrido di Ponte Alto (20′ dalla Fortezza), poco sopra Trento (aperto ahimè solo nel weekend). Tra l’altro proprio all’ingresso dell’Orrido esiste un’osteria emiliana favolosa dove pranzare (Osteria la Gnoccata). A questo punto siete già all’imbocco della Statale SS47 che attraversa la Valsugana in direzione Castello Tesino e potete fare sosta per un caffè al Lago di Caldonazzo.
Ecco la nostra selezione di escursioni da fare o cose da vedere nei dintorni del Maso Pino con cui abbiamo stipulato una convenzione per tutto il 2019.

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Vacanze in baita? Scegli il Trentino e la Valsugana. Sconto del 10% per i lettori di OggiEsco allo Chalet Maso Pino. Naturalmente dog friendly!

Il Trentino ha molto da offrire in tutte le stagioni, con o senza neve, anche fuori dai soliti circuiti turistici. Se ami la montagna e prediligi una vacanza in libertà per tutta la tua famiglia (pelosi inclusi) ma non vuoi rinunciare ai confort di una casa accogliente e confortevole, allora non hai che da scegliere una delle numerose baite, dette masi, disponibili tra la zona Valsugana Lagorai e Tesino. Il portale Vacanze in Baita, facile ed intuitivo, è una ricca vetrina di 74 baite disponibili in tutto Trentino, classificate per area, funghetti (stelle), altitudine e servizi. Ma non perdere tempo, abbiamo scelto noi per te il maso giusto sull’incantevole altopiano del Celado, a due passi da Castello Tesino e con vista sul Lagorai: lo Chalet Maso Pino.
I lettori di OggiEsco potranno usufruire di un 10% di sconto sulle prenotazioni in bassa stagione (maggio-giugno e settembre-novembre).  Scrivete a oggiescoblog@gmail.com per ricevere il codice di sconto da comunicare allo Chalet Maso Pino. Promozione valida a tutto il 2019.
Continua la lettura per scoprire tutte le attività per il tempo libero da fare in Valsugana.
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