I racconti di OggiEsco: Il Semaforo

Fermò la macchina con un brusco colpo di freni, appena dopo la riga bianca. Certamente aveva avuto l’impulso di passare l’incrocio con il giallo ma all’ultimo momento aveva cambiato idea. La guardai attraverso il finestrino della sua auto. Aveva le unghie lunghe, smaltate e indossava un vestito grigio di buon taglio. Cercai di immaginare il suo profumo. Le sue dita tamburellavano furiosamente sul volante, sembrava molto agitata e guardava con impazienza nella mia direzione.

Lui fermò l’auto proprio accanto a quella di lei. Pigiò un tasto sul cruscotto e si allungò un poco sul sedile. Sembrava avere un’aria svagata, come se l’attesa al semaforo rosso fosse una piccola vacanza.

Altre macchine si fermarono dietro di loro, ma davvero, non ci feci più caso.

Lui si accorse di lei. La vide attraverso il finestrino alla fine di un pigro sguardo intorno e non mosse più l’attenzione altrove.

Lei evidentemente sentì lo sguardo insistente e invece di far finta di nulla, come di solito succede in questi casi, contrasse le dita sul volante e girò il capo verso di lui con un movimento rapido, nervoso. Dal punto in cui ero non potevo vedere il suo sguardo ma da come si era girata immaginai il messaggio che voleva lanciare: “Lasciami in pace, non è proprio giornata”, se non peggio.

Di solito questo è più che sufficiente a scoraggiare qualunque sguardo insistente e a chiudere ogni ulteriore contatto. Eh, quante ne ho viste di situazioni così.

Però.

Però lui sorrise.

Due secondi? Tre? Poi lei tornò a fissare la strada oltre il cristallo del parabrezza. Riprese anche tamburellare con le dita. Ma il ritmo, questa volta, era diverso, più lento.

Per alcuni istanti il tempo sembrò inutilmente sospeso ma, chissà perché, decisi di trattenermi ancora un po’ ad osservare.

Improvvisamente lei fermò il movimento delle dita. Sembrò come attraversata da un pensiero che non concedeva altre distrazioni. Girò nuovamente il capo verso di lui e, questa volta, anche le spalle accompagnarono un poco il movimento.

Una nuova sfida?

Lui riaccese il suo sorriso, un sorriso lontano. Non era neppure chiaro se stesse sorridendo a lei o di lei. Ma era un sorriso e lei ci si abbandonò. O almeno, così mi piace pensare, perché da dove mi trovavo riuscii a cogliere solo un leggero rilassamento delle spalle.

Restai lì, a guardarli, fisso come un palo in disuso.

Poi sentii il suono di un clacson. Mi venne da ridere: come se un clacson potesse accelerare i tempi di un semaforo rosso. Ma ormai, davvero, non potevo più trattenermi.

E diventai verde.

Il Fabio, © 2019

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