I racconti di OggiEsco: Il Semaforo

Fermò la macchina con un brusco colpo di freni, appena dopo la riga bianca. Certamente aveva avuto l’impulso di passare l’incrocio con il giallo ma all’ultimo momento aveva cambiato idea. La guardai attraverso il finestrino della sua auto. Aveva le unghie lunghe, smaltate e indossava un vestito grigio di buon taglio. Cercai di immaginare il suo profumo. Le sue dita tamburellavano furiosamente sul volante, sembrava molto agitata e guardava con impazienza nella mia direzione.
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I racconti di OggiEsco. Una mattinata di inizio agosto di Manu-In-Metro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un racconto di Manu-In-Metro, intollerante alla noia e MM writer (nel senso che scrive proprio in metropolitana, mentre va al lavoro), con ironia.


UNA MATTINA DI INIZIO AGOSTO

H.8.30 mi sveglio con un sonno tossico dopo una veglia di circa 3 ore. Il vandalo è rimasto insonne dalle 2 alle 5 passate. Bevo un’intera caffettiera, gli do un biberon, lo cambio, lancio i vestiti alla 8enne, indosso qualcosa a caso anch’io e ci scapicolliamo giù dalla montagna con il passeggino, per la lezione di tennis.  Continua a leggere “I racconti di OggiEsco. Una mattinata di inizio agosto di Manu-In-Metro”

I racconti di OggiEsco: Il terzo rintocco

Quel  mattino di novembre il sole era sorto subito, senza indugiare dietro brume di nebbia. Anche l’aria era stranamente tiepida per una giornata che iniziava così cristallina. L’autunno, a volte, sa essere generoso.
L’Uomo partì dal paese in fondo alla valle poco dopo l’alba, zaino in spalla, solo. Quel sole dai contorni netti all’orizzonte gli aveva imposto di muoversi, di andare incontro a quella splendida giornata salendo al monte.
Dopo tre ore di cammino a passo svelto e leggero, l’Uomo raggiunse la cima del monte: il punto più alto di tutto quanto si potesse vedere intorno; il punto in cui l’aria era così trasparente da non dare tracce di sé; il punto più vicino al cielo. Continua a leggere “I racconti di OggiEsco: Il terzo rintocco”

I racconti di OggiEsco: Il posacenere

Il viaggio in moto era andato bene: Milano-Passo Gavia (BS) 2 ore e mezzo. Pur non essendo un record mondiale stava comunque a dire che era andato tutto liscio.

Mi ero iscritto al trek del ghiacciaio dei Forni ma non avevo voglia di sorbirmi l’avvicinamento del primo giorno, per cui avevo deciso di raggiungere il gruppo nel tardo pomeriggio di sabato direttamente al rifugio.

Il gruppo non era ancora arrivato per cui, dopo aver ricoverato la moto nel piccolo garage-retrobottega-ripostiglio del rifugio mi sono sdraiato su una panca all’esterno a godermi gli ultimi raggi del giorno.

Oltre ai raggi, mi sarei volentieri goduto anche un bel sonnellino se un povero bimbo di nome Matteo non fosse stato continuamente vezzeggiato in tutte le tonalità immaginabili da uno sterminato gruppo di parenti che sostava vicino a me. Matteo qui, Matteo lì, come fa il cane, come fa il gatto, come fa la giraffa, din din, din don, clap clap, iiiiiiiiiih, corri, non correre. Alla fine, e finalmente, se ne andarono ma nel frattempo il sole era calato oltre la linea dei monti lasciando il posto alla luce indiretta della sera. Cominciava anche a fare freddo.

Andai a guardare il sentiero.

Eccoli. Lontano. Nella valle.
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