L’articolo sulla montagna social, per molti è solo un’introduzione al quesito dei questiti: ma in montagna si broccola?

Ovunque ci siano persone, è sempre possibile creare un’occasione di conoscenza e magari iniziare delle relazioni ma, personalmente, non mi è mai capitato di fare amicizia con persone incontrate al supermercato, in metropolitana o in palestra come succede nei film. Né, tantomeno, iniziare un flirt. Mio malgrado ho dovuto rassegnarmi presto all’idea che la mia ars seduttiva, oltre che essere modesta, aveva qualche probabilità di successo solo in ambienti favorevoli. Così, sin da quando ero ragazzotto, ho abbandonato i supermercati e ho cominciato a frequentare le organizzazioni di trekking.

Qui infatti era possibile incontrare persone sempre diverse e per conoscerle non era necessario inventarsi scuse assurde o fare la figura pappagallo. La situazione ideale per chi, come me, desiderava fare, allargare e “approfondire” conoscenze in modo discreto.

A buon intenditor…potrei anche finire qui. Ma per chi non é ancora convinto, c’è di più, molto di più.

Innanzi tutto camminare è una delle poche attività che consente tranquillamente di chiacchierare con gli altri. Le chiacchiere peraltro sono sempre molto gradite in un gruppo di camminatori perché alleggeriscono la fatica, creano un clima simpatico e danno l’opportunità di ridurre la diffidenza di chiunque…anche di chi ci interessa. In un corso di zumba, nuoto o in palestra, risulta molto più complicato rompere il ghiaccio.

I trek di gruppo poi, fanno uscire di casa, portano alla scoperta di luoghi diversi e rompono la routine; le esatte caratteristiche di una vacanza. Siccome in vacanza la disponibilità verso gli altri è normalmente maggiore che al supermercato, potrebbe senz’altro essere interessante rimandare la spesa…

Un’altro ingrediente molto importante per avvicinarsi agli altri è poi il fattore tempo. Su questo fronte i trek organizzati risultano pressoché imbattibili perché mettono a disposizione un’intera giornata in compagnia. E quando capita di stare un lasso di tempo così lungo in un gruppo di persone per osservare, capire e conoscere? Ma se una giornata non basta per scongelare chi è più riservato di un lupo solitario, ecco che soccorrono i trek di più giorni. E tanto! Infatti, come ho osservato in diverse occasioni, in un gruppo chiuso il tempo è inversamente proporzionale alle pretese. Insomma, più passano i giorni e più si diventa di bocca buona. Questa è la prova che la natura cerca sempre di seguire il proprio corso in base alla prima legge di Darwin: “chi c’è, c’è”. Tuttavia bisogna fare attenzione. Se alla fine di un lungo trek vi ritrovate fidanzati con Fiona l’Orchessa, non dite che non vi avevo avvertito. Ma potrete sempre consolatevi col fatto che a Fiona, probabilmente, è andata anche peggio!

Infine vale la pena segnalare un dato statistico molto interessante: la stragrande maggioranza di frequentatori e frequentatrici di trek di gruppo, è single.

E ho detto tutto…anche se non garantisco niente!

Da ultimo una nota doverosa. I gruppi sono ambienti in qualche modo protetti dove il singolo non può prevalere e prevaricare. Tuttavia anche qui, per quanto filtrato e controllato dagli altri, può manifestarsi la figura dello stalker. Come in tutte le occasioni d’incontro, anche nei trek è gradita la gentilezza e l’attenzione, MAI l’indisponenza e l’assillo: al primo segnale di due di picche, si raccomanda di evaporare.

Il Fabio, © 2019

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