L’equipaggiamento trekking di Fabio: the cialtron

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Per indole, understatement, o magari solo pigrizia, la mia attrezzatura è assolutamente essenziale, anzi per meglio dire, è senziale: va per sottrazione. In qualche modo la “senzialità” soddisfa il mio neurone avventuroso che preferisce affrontare le situazioni senza tutte le precauzioni, e l’altro utilitarista che suggerisce di portare meno peso possibile per camminare leggero. Così, prima di partire per un’escursione, controllo il meteo, decido che tempo farà e adeguo l’attrezzatura di conseguenza. Purtroppo in montagna le previsioni meteo non sempre ci azzeccano e può anche capitare, e mi è capitato, di affrontare una nevicata attrezzato unicamente di maglietta e crema solare. Per cui, non fatelo a casa!

Tengo comunque a precisare che l’inadeguatezza della mia attrezzatura non è casuale, bensì il frutto di anni di esperienza e di errori fatti (e rifatti). Esperienza ed errori che mi hanno insegnato a portare sempre con me l’equipaggiamento più importante di tutti: la fidanzata apprensiva.

CALZATURE
All’inizio della mia esperienza trekkistica, quando ancora pensavo che l’attrezzatura fosse più importante delle gambe, ho comprato un paio di scarponi di alta gamma, foderati con pelli e strati impermeabilizzanti di alta gamma, suola di alta gamma e prezzo di alta gamma. Ero fierissimo dei miei scarponi da escursionista professionista e li guardavo ad ogni passo come fossero dei figli prediletti. Ma…ma, dopo le prime escursioni, ho cominciato a sentire un dolore fastidioso nella parte posteriore del tallone. Con quello che li avevo pagati, per mesi mi sono ingegnato a sistemarli con diverse tensioni di allacciatura, solette e imbottiture varie. Inutilmente. Finché un giorno, esasperato, ho strappato a viva forza il rinforzo rigido dietro il tallone e, d’incanto, ho risolto il problema. Ma “l’amore che strappa i capelli era perduto ormai” e ho preso coscienza dei difetti che all’inizio mi ero rifiutato di vedere: pesantezza, durezza della suola, rigidezza e scomodità. Adesso li uso solo d’inverno e se prevedo di incontrare neve.

Dopo questa esperienza ho cominciato a comprare scarponi più leggeri e meno rigidi, con Vibram, Goretex e di marca italiana, anche se magari fatti in Cina. Tutto è andato liscio per anni, ma un giorno, in vacanza, mi sono ritrovato con la suola scollata proprio prima di un trek. Sistemata la suola con del nastro adesivo telato e un laccio (vedi foto sopra), il giorno dopo sono andato in uno Scarpe e Scarpe a caccia di un paio di scarponi da battaglia, giusto per finite la vacanza. Altro che battaglia, guerra: nel reparto montagna c’erano esclusivamente scarponi cinesi di marca cinese! Mica dei tarocchi, bensì cinesi autentici dal design improbabile, mille cuciture inutili, permeabilità certificata, fondo cedevole e suola in poliuretano. La qualità era davvero scadente da tutti i punti di vista ma, visto che mi servivano per appena due escursioni, con sprezzo del pericolo ho deciso di investire i 32 Euro segnati sull’etichetta…che alla cassa sono diventati 23 perché c’era pure lo sconto!

Dopo questa lunga introduzione, il mio moralone sugli scarponi è il seguente:

– A meno che non abbiate aspirazioni di escursioni di alta montagna, NON comprate scarponi troppo rigidi e pesanti.
– Il prezzo alto è solo garanzia di prezzo alto.
– Se volete un paio di scarponi ottimali comprate scarponi con la suola Vibram e con il Goretex ma sappiate che la suola Vibram non dura più di altre suole in gomma e, soprattutto, che l’effetto impermeabilizzante del Goretex è limitato nel tempo (due o tre anni).
– Se invece vi accontentate di un paio di scarponi quasi ottimali, potete rinunciare al Vibram e al Goretex, ma non alla suola in gomma e a una qualche scritta che garantisca l’impermeabilità.
– E gli scarponi cinesi (vedi foto sotto)? Beh, innanzi tutto non sono esplosi subito come temevo e poi si sono rivelati comodissimi e con un’inaspettata tenuta sulla roccia. Fine dei pregi. Per il resto, assorbono acqua come uno scottex, durano al massimo una decina di escursioni, fanno contare le pietre con la pianta del piede, sull’erba secca scivolano come sul ghiaccio e sul ghiaccio non oso neppure immaginare. Concludendo, come scarponi estivi di emergenza fanno egregiamente il loro dovere…se non piove.

Per chiudere la questione scarponi, una piccola considerazione sulle scarpe da trekking basse. Vale tutto quanto detto per gli scarponi, salvo due caratteristiche: sono più leggere e lasciano libera la caviglia. La prima caratteristica è sicuramente un vantaggio, la seconda invece no, perché aumenta il rischio di procurarsi delle distorsioni. Oltre a queste due ovvie considerazioni, ce n’è poi un’altra meno ovvia: su terreno accidentato, la maggiore attenzione che si dedica ad ogni passo per non prendere storte, alla fine della giornata diventa un vero e proprio stress. Se in ogni caso preferite questo tipo di scarpe, suggerisco di non prenderle con la suola troppo rigida (se metti un piede in fallo la scarpa non si flette e tutto si scarica sulla caviglia) e scegliendo una impronta larga perché più stabile.

ABBIGLIAMENTO

Quello che vi pare. Molto comodi i pantaloni da trek elasticizzati. Mai i jeans rigidi: tengono caldo d’estate e freddo d’inverno, ingessano il passo e infine rischiate escoriazioni dove ci sono le cuciture.

ABBIGLIAMENTO NELLO ZAINO

Il trekkista provetto dovrebbe essere attrezzato per tutte le stagioni in qualsiasi stagione. Praticamente il contenuto dello zaino dovrebbe essere identico sia in estate che in inverno. Il trekkista basico invece, cerca di limitare al minimo l’abbigliamento. Spesso sbagliando.

Se volete sbagliare come me, mi sento di dare alcuni suggerimenti di abbigliamento da tenere nello zaino.

– Estate: cappello (non i berretti da stupidi ma una cappello con la falda larga che protegge le orecchie e il collo dal sole, mai di colore scuro). Se si sospetta che il tempo possa fare capricci, anche un gilè in pile. No magliette di riserva perché se fa caldo o se piove tolgo quella che ho indosso così resta asciutta. La mia maglietta poi è rigorosamente di cotone. Dicono che ci mette più tempo ad asciugare…ma anche più tempo a bagnarsi perché non fa sudare come quelle sintetiche.

– Inverno: quanto detto per l’estate più guanti e berretto, ché il maglioncino e la giacca a vento li indosso già uscendo da casa.

– Pioggia e grandine: restate a casa.

In ogni caso o stagione, porto nello zaino un grande foulard di cotone. Oltre a fare figo quando lo metto, aiuta molto in caso di freddo perché pare che alla base del collo ci sia il rilevatore di temperatura e, tenendolo al caldo, si inganna il resto del corpo. Oltre a questo naturale impiego, il foulard poi può tornare utile come telo mare, asciugamano, parasole e riparo di fortuna per la pioggia. Insomma, il foulard è indispensabile ma nessun trekkista che si rispetti lo sa.

Se volete fare i basici non integralisti, potete portarvi anche un poncio da un paio di euro per la pioggia (ammetto, ne tengo uno nello zaino anch’io, ma da poco!). Però tenete conto che camminando in salita sotto un poncio, vi bagnerete di sudore più di quanto vi bagnereste sotto la pioggia.

AMMENNICOLI NELLO ZAINO

Acqua, un paio di barrette per calmare la fame on the run, coltellino svizzero (mai servito a parte un paio di volte per stappare bottiglie, e quindi, indispensabile), un accendino, tikka frontale, occhiali da sole, GPS, un tubetto di pastigliotti multivitaminici col magnesio (funzionano!), fazzoletti di carta per l’emergenza. Infine, d’estate, anche della crema solare. Ah, dimenticavo: fiaschetta con la grappa, quella sempre, anche se qualche volta scordo di riempirla.

BACCHETTE

I frequentatori della montagna si dividono in due categorie: quelli con e quelli senza, dove i primi infastidiscono i secondi con il loro tiki tiki. Essendo basico, personalmente viaggio senza ma…qualche volta le ho usate e devo ammettere che hanno il loro perché. Aiutano certamente l’equilibrio, principalmente in discesa, ma la loro funzione principale è quella di spostare un po’ di peso e di impatti dalle gambe alle braccia. Immaginate di issare con le gambe dai 5 ai 10 kg in meno ad ogni passo a seconda dello sforzo che praticate sul bastoncino; alla fine della giornata la differenza si sente, eccome! L’unica vera controindicazione delle bacchette, a parte il tiki tiki, è che in caso si debbano usare le mani per arrampicarsi, sono di pericoloso intralcio per sé e per gli altri. Da ultimo un avviso: le bacchette sono come gli ombrelli, si dimenticano dappertutto.

GPS

Il GPS. Il GPS non è un articolo da puristi della montagna. Il purista usa le mappe! Per cui se siete o aspirate ad essere dei puristi, NON leggete questa parte. Per quelli che sono rimasti a leggere, comincerò col dire che il GPS è l’unica concessione alla mia basicità perché…è una figata. Certo, toglie un po’ di mistero e imprevedibilità alla montagna, ma se uno segue pedissequamente i bolli segnavia, mediamente non cerca avventure. In ogni caso il GPS mi ha tolto d’impaccio in innumerevoli occasioni quando non era chiaro che corno prendere in un bivio, DOVE FOSSE il bivio o quando i bolli sono spariti. E capita piuttosto spesso. E’ uno strumento utilissimo per non perdersi e trovo colpevole che molte guide di montagna non ne abbiano uno in dotazione anche solo per indicare le proprie coordinate ai soccorritori in caso di problemi. Oltre all’utilità c’è poi l’aspetto ludico: il GPS infatti segna sulla mappa il percorso effettuato, ti dice a che quota sei, quanto dislivello hai fatto, la distanza dalla partenza e dall’arrivo, la velocità media, eventuali scorciatoie e, infine, dice anche che ore sono! Da ultimo aggiungerei la praticità: tenendolo agganciato allo spallaccio dello zaino, è consultabile anche camminando, cosa impossibile con una carta geografica. L’unico inconveniente, ma solo per i neofiti, è che il software dei GPS è tutt’altro che intuitivo.

Personalmente ho un GPS “vero” tuttavia da qualche tempo sono disponibili anche delle app per smartphone. Recentemente ne ho testata una in versione gratuita, Locus Map, e devo dire che non aveva nulla da invidiare al mio Garmin in quanto a precisione e sentieri indicati. Mancavano gli aspetti ludici, ma forse una versione a pagamento aggiunge anche queste opzioni. Nota importante, prima di utilizzare un’app per smartphone, verificare come scaricare la mappa nel telefono perché se non c’è linea vi ritroverete con uno schermo vuoto.

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LEGGI ANCHE:
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3 Replies to “L’equipaggiamento trekking di Fabio: the cialtron”

  1. Consigli preziosissimi e imperdibili, non c’è che dire! Da vero Cialtrone delle montagne direi, ahahah! Però la lettura mi ha divertito e tenuto simpatica compagnia per 5 minuti… e a dire il vero qualche suggerimento valido c’era, ad esempio il foulard sul collo e l’invito a non utilizzare il GPS se siete troppo imbranati, come sono io (o meglio, non avvicinatevi al software credendo che sia un gioco da ragazzi). Meno male che c’è la tua Venere a guidarti per la via….Per quel che riguarda me, è l’esatto contrario, io sono la cialtrona, e lui è il super-attrezzato pronto a intervenire…il mondo è bello perchè è vario

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  2. Ho utilizzato per anni un paio di scarponi di una nota catena di abbigliamento sportivo low cost. Costo: 50€. Durata: 5/6 anni. Comodità: 10/10. Li usavo estate e inverno.
    Poi hanno smesso di essere impermeabili e ne ho comprato un paio “seri”. Goretex e Vibram. Sono anche leggeri, ma io ci muoio dentro dal caldo. Quindi li uso solo sulla neve e per il resto le scarpe da trekking basse 🙂
    Poi io sono più cialtrona di tutti perchè non porto lo zaino, faccio portare tutto a mio marito 🙂

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